Da uno a dieci, quanto ti fa star male oggi non avere una squadra da allenare?
Mi spiace molto. Soprattutto dopo l’ottimo campionato dello scorso anno e la promozione in A guadagnata sul campo.
Prenderesti una squadra in corsa?
Certo. Non solo di Serie A, ma anche di B. L’importante è che dietro la proposta ci sia un progetto valido e serio.
Parliamo del tuo modulo preferito: come possiamo definirlo, 4-2-4 o 4-4-2 offensivo?
Si tratta pur sempre di numeri, ma diciamo un 4-4-2 offensivo, con determinati principi tattici e movimenti consolidati.
E se fossi andato alla Juve, avendo Diego, come avresti disposto la squadra?
Sinceramente non mi sono posto il problema. Quando hai a disposizione grandi giocatori, le soluzioni si trovano sempre.
Come allenatore chi sono i tuoi punti di riferimento?
Da giocatore ho avuto la fortuna di avere tecnici di altissimo livello. Questo mi ha aiutato poi a sviluppare idee tattiche mie. Convincimenti che ho potuto mettere in pratica in questi anni, direi con ottimi risultati. Tornando a quando giocavo, l’unico rammarico è quello di non aver lavorato con Fabio Capello.
Chi è per te, oggi, il numero uno al mondo?
Direi Lippi e Ferguson. Personaggi carismatici e grandi motivatori.
Nel 4-2-4 o 4-4-2 offensivo, è fondamentale il lavoro degli attaccanti esterni. Chi sono gli esterni della tua squadra ideale?
Messi ed Henry, ma anche Robben.
Chi è al momento il giocatore più forte al mondo?
Penso che Messi sia il massimo.
Parliamo della Juve: Ciro Ferrara è l’uomo giusto?
Penso proprio di si. Mi fa piacere, dopo due anni, rivedere uno juventino sulla panchina della Vecchia Signora. Ciro, oltre ad essere un amico, è stato un compagno di mille battaglie e mi auguro possa riportare la Juve alla vittoria.
Ferrara non ha mai allenato. Quanto conta l’esperienza per un allenatore?
L’esperienza ha il suo peso, ma Ciro è stato un grande calciatore e conosce l’ambiente juventino come pochi altri. Inoltre, quando giocava, era uno dei leaders dello spogliatoio. Quindi ritengo che abbia le carte in regola per svolgere un ottimo lavoro.
Il tuo giudizio, al 9 Luglio (giorno della Juvervista), sul calciomercato juventino?
Direi molto buono. Sono arrivati rinforzi molto validi, quindi la squadra può puntare tranquillamente allo scudetto.
Tu avresti preso Felipe Melo per 25 milioni?
Il prezzo ci può stare, visto che Melo è un giocatore importante, che unisce quantità e qualità.
In questo modo non si toglie spazio a Marchisio?
Io penso che, con tanti impegni, ci possa essere spazio per tutti.
A proposito, secondo te Marchisio può fare il vertice basso nel rombo di Ferrara?
Guarda, ho scoperto Marchisio quando ancora giocava (insieme a De Ceglie) nella squadra Berretti: sono rimasto subito impressionato. Per me può ricoprire tutte le posizioni del “rombo”, anche davanti alla difesa.
E Giovinco?
Talento purissimo, formidabile nell’uno contro uno. Nel mio modulo sarebbe perfetto, visto che gli esterni non devono fare la fase difensiva. Ad uno come Giovinco non puoi chiedere di fare tutta la fascia. Il compito dell’allenatore, in fondo, è quello di esaltare le caratteristiche dei propri giocatori.
L’Inter è ancora più forte della Juve o il gap è stato colmato?
Il gap è stato colmato. La Juve, oggi, se la gioca almeno alla pari.
Cosa manca, secondo te, a questa Juve?
Tornare subito al successo. Questo, a mio avviso, potrebbe essere l’anno buono.
Dipendesse da te, cederesti Trezeguet?
No. Trezeguet è un giocatore importante. Deve solo capire che, con 4 attaccanti, nessuno può avere il posto assicurato.
Crisi del calcio italiano: solo economica o mancanza di idee ed organizzazione?
Direi entrambe le cose.
Facciamo un passo indietro: non credi che il processo di Napoli stia smontando il teorema di Calciopoli?
Io dico solo che le vittorie della Juve sono avvenute sul campo. Il resto non mi compete.
Secondo l’avvocato D’Onofrio, tecnicamente la Juve potrebbe già chiedere la restituzione dei due scudetti, ma in Corso Galfer tutto tace. Da tifoso non ti dà fastidio?
Questi sono cavilli giuridici e non spetta a me valutarli. Una cosa è certa: nonostante quello che è accaduto, la Juve è ancora lì a giocarsela con tutti.
Antonio, Magazine Bianconero è da tre anni in prima linea per difendere la dignità, la storia, lo stile e lo spirito juventino. Vuoi lanciare un messaggio ai nostri lettori?
Certo. Dico che non vedo l’ora di tornare ad essere antipatico ma vincente. Perché chi è simpatico, in genere, non vince mai un tubo.